Caio aveva stipulato con la società Omega una polizza assicurativa sulla vita indicando quali beneficiari gli "eredi legittimi". A causa del successivo decesso del contraente, si apprendeva della stesura di un testamento olografo nel quale Tizio veniva designato erede universale dell'assicurato (senza però alcun riferimento all'esistenza dell'assicurazione sulla vita sottoscritta dal de cuius). Tizio pretendeva, quale erede universale di Caio, di beneficiare delle prestazioni derivanti dalla polizza assicurativa in questione.

Avviato in merito un contenzioso e giunti al terzo grado di giudizio, la Suprema Corte di Cassazione ha affermato che "nel contratto di assicurazione per il caso di morte, il beneficiario designato acquista, ai sensi dell'art. 1920 c.c., comma 3, un diritto proprio che trova la sua fonte nel contratto e che non entra a far parte del patrimonio ereditario del soggetto stipulante; sicchè la designazione dei terzi beneficiari del contratto, mediante il riferimento alla categoria degli eredi legittimi o testamentari, non vale ad assoggettare il rapporto alle regole della successione ereditaria".

In particolare, qualora i beneficiari siano individuati, come nella specie, negli eredi legittimi, gli stessi sono da identificarsi con coloro che, in linea teorica e con riferimento alla qualità esistente al momento della morte dello stipulante, siano i successibili per legge, indipendentemente dalla loro effettiva chiamata all'eredità (Cass. Sez. 2 n. 26606 del 21/12/2016 e Cass. n. 9388 del 1994 Rv. 488508 - 01, Cass. n. 6531 del 2006 Rv. 594102).

Residua in capo all'assicurato un unico potere, quello previsto dall'art. 1921 c.c., di revocare la designazione del beneficiario. Ma la designazione del beneficiario non si realizza attraverso la modificazione della generica categoria degli eredi legittimi, ma attraverso una specifica individuazione di un nuovo soggetto beneficiario.

Nel caso in esame il testamento non conteneva pacificamente alcuna revoca e ciò in quanto "deve negarsi che, in difetto di alcun riferimento alla designazione formulata nel contratto" una disposizione testamentaria "possa di per se sola integrare univoca manifestazione di volontà di revoca, anche tacita, della (ovvero che sia incompatibile con la) designazione avvenuta nel contratto di assicurazione"

(v. Cassazione civile sez. VI - 15/10/2018, n. 25635)


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E' noto che, in sede di Concordato preventivo, l'accordo è retto da un criterio di tipo maggioritario.

Ai fini dell’ammissione al voto sulla proposta concordataria, il giudice delegato, a seguito di contestazioni, può ammettere provvisoriamente in tutto o in parte i crediti contestati ma “ai soli fini del voto e del calcolo delle maggioranze”.

La Suprema Corte di Cassazione ha, infatti, precisato che nel procedimento di concordato manca la fase del cd. accertamento del passivo.

Di qui, il provvedimento di omologazione da parte del tribunale determina un vincolo definitivo sulla riduzione quantitativa dei crediti, ma non comporta la formazione di un giudicato sull’esistenza, entità e rango di questi ultimi, presupponendone un accertamento non giurisdizionale ma meramente amministrativo, di carattere delibativo e volto al solo scopo di consentire il calcolo delle maggioranze richieste ai fini dell’approvazione della proposta.

Sicchè non è esclusa la possibilità di far accertare in via ordinaria, nei confronti dell’impresa in concordato, il proprio credito.


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Con ricorso depositato in data 1.9.2020, Caia conveniva avanti al Tribunale di Mantova la società Alpha. Il procuratore della ricorrente esponeva: che Caia era stata assunta da Alpha – che svolge attività di commercio al dettaglio di abbigliamento e bigiotteria - in data 10.5.2018 con sede presso l'unità locale in Omega; che nel mese di marzo 2020 la ricorrente veniva posta in CIG a causa dell'emergenza sanitaria sino alla fine del mese di maggio; dal 01.06.2020 al 30.06.2020 veniva collocata in ferie e con comunicazione del 09.06.2020, il datore di lavoro le comunicava il licenziamento per giustificato motivo oggettivo, precisando “Con la presente ci dispiace comunicarle che é emersa la necessità di risolvere il rapporto di lavoro ai sensi dell' art.3 L. 604/1966 per giustificato motivo oggettivo per chiusura sede operativa sita in Omega (MN) e successiva cessazione dell'attività dell'azienda. Tenuto conto del periodo di preavviso previsto dalla legge e di contratto il rapporto cesserà alla data del 30.06.2020”; che in realtà la società resistente non ha cessato l'attività aziendale poiché non solo è ancora attivo il negozio in Omega (MN), ma sono ancora attivi i punti vendita di(omissis) (VR) (omissis) (BS) e (omissis) (BS). Tanto premesso eccepiva la nullità del licenziamento per violazione dell' art. 46 del D.L. 17 marzo 2020, n. 18 ("Decreto Cura Italia”), convertito in L. n.27/2020 e succ. integrazioni.

La società Alpha non si costituiva e, pertanto, verificata la regolarità della notifica del ricorso introduttivo e del pedissequo decreto di fissazione della prima udienza, veniva dichiarata contumace.

La causa, istruita mediante la documentazione versata in causa dalle parte, veniva discussa e decisa.

Il ricorso é risultato fondato e meritevole di accoglimento.

Invero si legge nella decisione che "il divieto generalizzato di licenziamento individuale per giustificato motivo oggettivo é stato inizialmente introdotto dall'art. 46 del Decreto c.d. Cura Italia (D.L. n. 18/2020) fino alla data del 17 maggio 2020, é stato prorogato con il Decreto c.d. Rilancio ( D.L. n. 34/2020) fino alla data del 17 agosto 2020 e nuovamente prorogato con 1'art. 14 del c.d. decreto Rilancio 2 (D.L. 14 agosto 2020, n. 104) che consente di intimare licenziamenti per giustificato motivo oggettivo solo dopo aver concluso il periodo di ammortizzatori sociali previsti dall' art. 1 del Decreto o soltanto dopo aver fruito dell'agevolazione contributiva prevista da1l' art. 3 del D.L. 104/2020. Trattasi di una tutela temporanea della stabilità rapporti per salvaguardare la stabilità del mercato e del sistema economico ed é una misura di politica del mercato del lavoro e di politica economica collegata ad esigenze di ordine pubblico".

Dal carattere imperativo e di ordine pubblico della disciplina del blocco dei licenziamenti consegue la nullità dei licenziamenti adottati in contrasto con la regola, con una sanzione ripristinatoria ex art. 18, 1° comma, L. 300/1970 e ex art. 2 d.lgs. 23/2015 (derivando la nullità ‘espressamente' dall' art. 1418 c.c.).

Di qui il Tribunale ha statuito che la ricorrente, pacificamente licenziata in data 9.6.2020 in violazione del divieto di cui sopra, dovrà essere reintegrata nel posto di lavoro precedentemente occupato e la società Alpha dovrà essere condannata al pagamento della retribuzione di riferimento per il calcolo del TFR dalla data del licenziamento fino alla riammissione in servizio, ferma restando la facoltà della lavoratrice di optare per l' indennità sostitutiva della reintegra.

Tribunale Mantova sez. lav., 11/11/2020, (ud. 11/11/2020, dep.11/11/2020), n.112


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